Totò truffa
Altro che indagini, denunce, richiesta di danni e pubblico ludibrio: non si può che rimanere profondamente ammirati di fronte al genio del portoghese Artur Baptista da Silva. Falso economista, falso coordinatore di un gruppo di ricerca dell’United Nations Development Programme “sugli effetti della recessione nei paesi dell’Europa meridionale”, falso docente di Economia sociale al Milton College del Wisconsin (chiuso da trent’anni), falso consulente della Banca mondiale e falso collaboratore per i problemi economici del politico João Carlos de Almeida Sampaio (defunto nel 2011), Da Silva è riuscito infatti, prima di essere smascherato, a diventare in pochi mesi uno dei più popolari e consultati opinionisti portoghesi sui temi della crisi.
22 AGO 20

Altro che indagini, denunce, richiesta di danni e pubblico ludibrio: non si può che rimanere profondamente ammirati di fronte al genio del portoghese Artur Baptista da Silva. Falso economista, falso coordinatore di un gruppo di ricerca dell’United Nations Development Programme “sugli effetti della recessione nei paesi dell’Europa meridionale”, falso docente di Economia sociale al Milton College del Wisconsin (chiuso da trent’anni), falso consulente della Banca mondiale e falso collaboratore per i problemi economici del politico João Carlos de Almeida Sampaio (defunto nel 2011), Da Silva è riuscito infatti, prima di essere smascherato, a diventare in pochi mesi uno dei più popolari e consultati opinionisti portoghesi sui temi della crisi. Intervistato sui giornali, in tv e in radio un giorno sì e l’altro pure (non più tardi del 15 dicembre anche la Reuters aveva riportato alcune sue dichiarazioni), dall’alto del suo curriculum inventato, Da Silva attaccava la politica governativa di austerità e caldeggiava con dovizia di argomenti la rinegoziazione del debito da parte di Lisbona: “Se non lo facciamo ora, tra sei mesi dovremmo farlo in ginocchio – profetizzava – e tutte le nostre proiezioni su economia, debito e disoccupazione ci portano a pensare che il Portogallo tra un anno e mezzo vivrà gravi problemi di controllo sociale”.
Sprovvisto di veri titoli accademici ma non di faccia tosta, di capacità argomentative e – perché no? – di sincera convinzione, Artur Baptista da Silva non era in trasferta dall’accademia americana ma reduce da un anno di galera per truffa, quando, nello scorso aprile, armato di biglietti da visita pieni di qualifiche fasulle, si presenta al convegno di una delle più importanti istituzioni filantropiche portoghesi, dall’evocativo nome (col senno di poi) di Academia do Bacalhau. Avete capito bene: Accademia del merluzzo (del baccalà, insomma). Il suo intervento è folgorante: grazie a un documentato paper intitolato “Crescita, diseguaglianza e povertà” (semplicemente scaricato da Internet), Da Silva diventa in breve tempo come Figaro: tutti lo cercano e tutti lo vogliono. Anche perché tutti, o quasi, vogliono sentirsi dire quello che Da Silva dice. Nel suo ruolo di critico dell’austerità funziona benissimo, e soprattutto i sindacati trovano che le teorie di quel sobrio e competente esperto della Banca mondiale siano degne di attenzione. Da Silva comincia così, tra un’intervista e l’altra, a incontrare informalmente i leader delle più importanti organizzazioni dei lavoratori.
L’apoteosi, a metà dicembre, arriva con un articolone sul settimanale Expresso, corredato da grandi foto del sedicente esperto della Banca mondiale che scruta pensoso l’orizzonte, con nuove previsioni apocalittiche e nuovi attacchi alla politica di austerità. Seguono altri passaggi televisivi. Forse troppi, perché certe sue vecchie conoscenze ancora in galera quasi stramazzano nel vederlo all’improvviso assunto nell’empireo dell’intellettualità da talk-show, e cominciano a stupirsene apertamente. Finché un avvocato ed ex compagno di studi di Da Silva, che lo ha rivisto per caso dietro le sbarre in occasione della visita a un suo assistito, si dichiara pubblicamente stupefatto dalla capacità dimostrata da Artur Baptista da Silva di buttarsi dietro le spalle un passato non proprio specchiato. Nel frattempo, un giornalista televisivo fa, con qualche mese di ritardo, la cosa più ovvia: telefona agli uffici dell’United Nations Development Programme e scopre che, lì, Artur Baptista da Silva non l’hanno mai nemmeno sentito nominare. Non lo hanno mai visto, nemmeno come volontario.
Adesso, a castello di carte crollato, tutti gridano al truffatore, al fabbricatore di bidoni, all’impostore. Ma sull’Independent, che tra i primi ha raccontato la stravagante vicenda, un lettore commenta che, personalmente, lui si fida molto più di Artur Baptista da Silva, genio ora incompreso, che del ministro delle Finanze inglese, George Osborne.
Adesso, a castello di carte crollato, tutti gridano al truffatore, al fabbricatore di bidoni, all’impostore. Ma sull’Independent, che tra i primi ha raccontato la stravagante vicenda, un lettore commenta che, personalmente, lui si fida molto più di Artur Baptista da Silva, genio ora incompreso, che del ministro delle Finanze inglese, George Osborne.